IT – Dedalo

I Situazionisti definiscono la deriva come “tecnica di passaggio frettoloso attraverso vari ambienti”.  In questa accezione proporrei il “gioco” di Dedalo sia come un’operazione psicogeografica che come un suo superamento: essa rivendica alcuni legami concettuali e semantici con l’esperienza situazionista, ma ne nega l’accezione pseudo scientifica.  Si tratta di porre delle regole per un ambito di manovra limitato in uno spazio urbano: non più un percorso di e alla deriva, ma il tentativo di rendere possibile un falso orientamento all’interno di un labirinto aperto, reinventato all’occasione da alcune regole di un non-itinerario.  Esso si applicherà su un tessuto urbano specifico, perimetrato da strade e vie delimitate (Quartiere Africano, Prati, Monteverde Vecchio).  Si daranno i criteri come spettro di limitazioni mentali e psicologiche: si abbandonerà la città nel senso di luogo di convivenza e condivisione, per riconquistarla come spazio di auto-rappresentazione mentale: si camminerà cercando di uscirne. La topografia razionale e pianificata della città moderna potrà e dovrà mutare in un labirinto problematico ed aritmeticamente cavilloso: le regole di non-itinerario si avvaleranno di somme o sottrazioni di elementi trovati nelle strade (il numero di alberi su un lato della strada sommati alla metà del numero civico alla fine della strada precedente, determinerà il numero di cui si dovrà disporre arbitrariamente nella terza strada).  Nel complesso, una operazione di Dedalo si sottoporrà ai più ferrei condizionamenti ludici e mentali per poter svelare le risorse inesplorate del tessuto urbano (in ciò, ancora molto psicogeogafico) e approfondire, come se non bastasse, il funzionamento e le conseguenze delle regole su un operato umano elementare.

Categories: texts

IT – Armonia delle Sfere

La sinuosa perturbazione meccanica prodotta dal suono è la natura fisica d’ogni cosa udibile. Le compressioni e rifrazioni subite dalla materia testimoniano l’indole profondamente concreta della vibrazione sonora: le onde acustiche non sono un’eterea fluttuazione di nulla. Sono una violenza sui corpi. La forza di un veicolo così energico e compatto ne ha generato una mistica che ne potenzia la seduzione. La mobilità del suono sì da come rappresentazione sensibile di un’identità ineffabile e non intellettuale: fugge l’immota determinazione che l’eredità filosofica occidentale ha consegnato all’ottica. Non avendo un luogo, un contorno, una linea che ne definisca i limiti, la natura pura del suono possiede la grazia tipica degli oggetti indeterminabili: una qualsiasi musica non potrà essere descritta o comunicata se non entro se stessa. E’ semplicemente un passo oltre l’essere.

A leap of faith: il suono ci rivelerà l’essenza del non definibile. Scrive Elémire Zolla, nel suo libro sulla mistica: “Una delle definizioni di misticismo suona pertanto: conoscenza acustica del reale ovvero della natura acustica del reale; è una definizione polemica, dialettica. Infatti, quando prevalga la conoscenza per audizione, ci si richiama invece alla vista, perché il misticismo è perpetua inversione”. Rivendicando la costante interdipendenza dei sensi, la mistica conquista la totalità, insieme umana e trascendente, che definisce l’operare ascetico e il pensiero spirituale, conducendo il mistico all’espansione del suo orizzonte conoscitivo. Il suono ci condurrà a Dio, dunque; esso rivelerà la natura divina che si cela in noi, conducendo i sensi nel territorio dell’indefinibile e ineffabile. In questo, si supererà naturalmente il pregiudizio diffuso e volgare per il quale l’atto di ascoltare è passivo e leggero, ludico e deresponsabilizzato; la commercializzazione della musica (sia la tradizione colta e accademica, che la popular music) ha reso apparentemente l’ascolto un sollazzo ricreativo e quasi estemporaneo. Si dovrà rivendicare la qualità più meditativa e profonda del suono e del suo ascolto. Insieme alla caratteristica interna e viscerale dell’ascolto, vi è anche la sua controparte cosmologica: il suono degli astri e dell’armonia celeste. Essa è nota nella musicologia patristica come musica universalis, ovvero “l’armonia delle sfere estesa sino a comprendere, oltre al moto degli astri, tutti gli altri movimenti ciclici e ordinati della natura” (Guanti 1999).

La risonanza cosmica, inaudita e inaudibile all’uomo, armonizza i moti celesti e coordina la creazione divina. Ora, un suono che si dia con una simile proporzione generativa esiste: la radiazione di fondo, che è il residuo dell’energia del globo di fuoco del big bang da cui ha avuto origine l’universo. L’intero universo è cosparso da questo suono, riempito dalla sua eco. Nulla di più primordiale e concreto. Si potrà emulare la sua forza. L’audio installazione è costituita dalla dispersione (labirintica e tentacolare), in un ambiente dato, dei dispositivi elettronici che la compongono. Essi sono: due casse acustiche da 300W, altre due da 250W, un sintetizzatore, due multi-effetti, una tastiera, due testate di amplificazione, diversi cavi e alimentatori.

Categories: texts